REPORTAGE ALBANIA 2011/13

 

Chiudete gli occhi e rigiratevi in bocca la parola: albanesi. Cosa affiora sulla pellicola della memoria? Affiora una nave con grappoli di uomini, gli albanesi. Poi un volto, stanco, i capelli arruffati, la barba di giorni e un sorriso sdentato.

 

Nella nostra memoria alla voce “albanesi” è impresso ancora quel negativo, matrice per tante foto e per tanti pregiudizi.

 

Gli albanesi hanno chiuso la pagina del loro medioevo giunto fino al ’900; hanno archiviato quella di un comunismo che fu l’ultimo stalinismo della terra; ed ora, solo ora, gli albanesi che hanno trovato in Italia il loro destino o un tratto della loro strada, escono lentamente anche da vent’anni di diffidenza, di apartheid, passati camuffandosi, nascondendosi, mimetizzandosi fra noi per non farsi riconoscere.

 

Anche questo capitolo è chiuso: ora nascono associazioni, circoli, collettivi.

 

Sono stato tante volte in Albania e la mia macchina fotografica è stata sempre quasi del tutto ferma. L’Albania è una terra di paesaggi incantevoli, ma che ti colpisce e ti conquista per l’anima della sua gente. E quella come fai a fotografarla? Come si scatta una foto alla generosità? Come si imprime su una pellicola la sincerità? Eppure proprio quelli sarebbero stati gli scatti più efficaci per descrivere questo Paese.

 

Questa mostra è un viaggio nel tempo, lungo epoche in cui le strade dell’Italia e dell’Albania si sono anche tragicamente intersecate. Epoche dimenticate. Tra noi c’è un mare e forse è destino che le tracce dei nostri incontri svaniscano come svanisce la scia delle navi. Lasciamo che queste foto sappiano compiere invece la loro missione: quella di riannodare i fili.

 
Antonio Caiazza
“In alto mare. Viaggio nell’Albania dal comunismo al futuro”




Back to Top ↑